Quando digitiamo una password per entrare nella nostra banca online, accediamo a un gestionale aziendale o inviamo un documento riservato attraverso Internet, compiamo un gesto apparentemente semplice. Dietro quei pochi secondi, però, lavora una gigantesca infrastruttura matematica.
Internet funziona perché siamo in grado di trasformare informazioni leggibili in dati che, senza la chiave corretta, risultano estremamente difficili da decifrare. È uno dei principi su cui poggia la società digitale.
Il Quantum Computing potrebbe cambiare alcune delle regole di questo sistema.
Non domani mattina e probabilmente nemmeno nel modo spettacolare raccontato da certi titoli allarmistici. La questione è però abbastanza seria da aver convinto istituzioni internazionali a preparare già oggi una nuova generazione di sistemi crittografici.
La domanda diventa quindi inevitabile: che cosa succederà quando un computer non ragionerà più come quelli che utilizziamo oggi?
Come funziona davvero il Quantum Computing?
Un computer tradizionale elabora informazioni utilizzando bit, rappresentati essenzialmente attraverso due stati: zero oppure uno.
Il Quantum Computing introduce un paradigma differente. Utilizza i cosiddetti qubit e sfrutta proprietà della meccanica quantistica che consentono di affrontare alcuni problemi attraverso modalità profondamente diverse da quelle dell’informatica classica.
Questo non significa che un computer quantistico sarà semplicemente un laptop migliaia di volte più veloce.
È una distinzione importante.
Un’automobile da Formula 1 è molto più veloce di una bicicletta, ma entrambe si muovono seguendo sostanzialmente lo stesso principio. Il rapporto tra computer tradizionale e computer quantistico è più complesso: in determinati problemi cambia proprio il modo con cui il calcolo viene affrontato.
Per molte attività quotidiane un computer classico continuerà a essere perfettamente adeguato. Scrivere una mail, gestire un CRM o elaborare una fattura non richiederà necessariamente una macchina quantistica.
Esistono però problemi matematici estremamente complessi per i quali il Quantum Computing potrebbe offrire possibilità oggi difficili da immaginare.
Ed è proprio qui che entra in gioco la sicurezza informatica.
Perché il Quantum Computing potrebbe minacciare la crittografia?
Una parte della sicurezza digitale moderna si basa su problemi matematici che un computer tradizionale impiegherebbe tempi enormi per risolvere.
Non è necessario che qualcosa sia matematicamente impossibile da decifrare. È sufficiente che richieda, con le tecnologie disponibili, un tempo talmente lungo da renderne impraticabile l’attacco.
Il Quantum Computing cambia questa prospettiva perché alcuni algoritmi quantistici potrebbero risolvere determinate categorie di problemi molto più efficientemente rispetto ai computer classici.
È per questo che il dibattito sulle “password quantistiche” può essere fuorviante. Il rischio principale non riguarda necessariamente la parola che utilizziamo per accedere a un servizio, ma l’infrastruttura crittografica che permette a due sistemi di comunicare in sicurezza.
Certificati digitali, connessioni protette, firme elettroniche e sistemi di scambio delle chiavi potrebbero dover essere ripensati.
La buona notizia è che questa transizione è già iniziata.
Il National Institute of Standards and Technology statunitense ha pubblicato i primi standard definitivi di crittografia post-quantistica, progettati proprio per resistere ad attacchi condotti in futuro attraverso computer quantistici.
Per approfondire il tema è utile consultare direttamente la sezione ufficiale del NIST dedicata alla Post-Quantum Cryptography. https://www.nist.gov/pqc?utm_source=chatgpt.com
Il computer quantistico capace di rompere Internet esiste già?
No.
Ed è importante dirlo chiaramente.
I sistemi quantistici disponibili oggi non sono in grado di mettere improvvisamente in crisi l’intera crittografia mondiale. Costruire computer quantistici affidabili, scalabili e capaci di correggere efficacemente gli errori rappresenta ancora una sfida scientifica e ingegneristica enorme.
Allo stesso tempo, però, i progressi sono abbastanza significativi da rendere necessaria una preparazione preventiva.
IBM, per esempio, ha una roadmap che punta verso sistemi quantistici fault-tolerant su larga scala nei prossimi anni. Anche Google, Microsoft, università e numerose aziende specializzate stanno investendo fortemente nel settore.
Il punto non è quindi stabilire una data precisa in cui il Quantum Computing diventerà una minaccia concreta.
Il problema è che modificare l’infrastruttura crittografica mondiale richiede anni.
Banche, pubbliche amministrazioni, ospedali, aziende, software gestionali e infrastrutture cloud non possono cambiare i propri sistemi di sicurezza dalla sera alla mattina.
La protezione deve iniziare prima della minaccia.
Il rischio dei dati rubati oggi e decifrati domani
Esiste inoltre uno scenario particolarmente interessante chiamato spesso “harvest now, decrypt later”.
L’idea è semplice.
Un soggetto potrebbe intercettare oggi informazioni crittografate senza essere in grado di leggerle. Potrebbe però conservarle per anni, aspettando che una futura tecnologia quantistica renda possibile decifrarle.
Questo rischio riguarda soprattutto dati che devono rimanere riservati per periodi molto lunghi.
Pensiamo a informazioni strategiche aziendali, documentazione governativa, proprietà intellettuale, dati sanitari o sistemi di sicurezza.
Il Quantum Computing obbliga quindi a ragionare sulla cybersecurity con una prospettiva diversa: non dobbiamo proteggere un dato soltanto dall’attaccante di oggi, ma anche dalle tecnologie che potrebbero esistere domani.
Perché Europa e Italia si stanno preparando già adesso?
La questione non riguarda soltanto gli Stati Uniti.
Nel 2025 gli Stati membri dell’Unione Europea, con il supporto della Commissione, hanno pubblicato una roadmap coordinata per la transizione verso la crittografia post-quantistica.
L’obiettivo è evitare che ogni Paese proceda autonomamente e costruire invece una transizione coordinata verso infrastrutture digitali capaci di resistere alle future capacità del Quantum Computing.
Per l’Italia è una questione particolarmente importante.
La nostra economia dipende sempre di più da identità digitali, fatturazione elettronica, servizi bancari, infrastrutture cloud, PEC, piattaforme della Pubblica Amministrazione e sistemi informatici aziendali.
La sicurezza crittografica non è quindi una materia riservata ai laboratori universitari. È una parte invisibile dell’economia reale.
Dovremo davvero cambiare tutte le nostre password?
Probabilmente questa è la domanda più curiosa.
La risposta è no, almeno non per questo motivo.
Una password lunga, unica e protetta da autenticazione multifattore continuerà a rappresentare una buona pratica. Il Quantum Computing non trasformerà magicamente “Mario2026!” in una password sicura e nemmeno renderà inutile proteggere correttamente gli account.
Il cambiamento più importante avverrà sotto la superficie.
Saranno software, browser, sistemi operativi, server, VPN, servizi cloud e infrastrutture aziendali a dover adottare progressivamente nuovi algoritmi.
L’utente finale potrebbe addirittura non accorgersi della transizione.
Ed è forse questo l’aspetto più affascinante della tecnologia: alcune delle rivoluzioni più importanti avvengono senza che chi utilizza un dispositivo debba modificare radicalmente le proprie abitudini.
Quantum Computing: minaccia o straordinaria opportunità?
Concentrarsi esclusivamente sul rischio crittografico sarebbe comunque sbagliato.
Il Quantum Computing potrebbe aprire possibilità straordinarie nella ricerca scientifica, nella chimica, nella scoperta di nuovi materiali, nella logistica e nell’ottimizzazione di sistemi complessi.
Potrebbe aiutare a simulare fenomeni che oggi richiedono approssimazioni enormi, accelerare lo studio di molecole e contribuire allo sviluppo di tecnologie completamente nuove.
Come spesso accade nella storia dell’innovazione, una tecnologia può contemporaneamente risolvere problemi e crearne di nuovi.
Internet ha rivoluzionato l’accesso alle informazioni, ma ha creato la cybersecurity.
Il cloud ha reso disponibili infrastrutture potentissime anche alle piccole aziende, ma ha sollevato nuove questioni sulla sovranità dei dati.
L’Intelligenza Artificiale aumenta la produttività, ma obbliga a ripensare lavoro, privacy e responsabilità.
Il Quantum Computing potrebbe seguire la stessa strada.
Paciolo: costruire software pensando anche alla tecnologia di domani
Per Paciolo osservare l’evoluzione del Quantum Computing non significa immaginare che una PMI debba acquistare domani un computer quantistico.
Significa comprendere un principio molto più importante: il software aziendale non può essere progettato pensando soltanto alle esigenze presenti.
Gestionale, CRM, applicazioni web e mobile raccolgono informazioni che rappresentano sempre più spesso una parte importante del patrimonio dell’impresa. Per questo devono essere costruiti attraverso architetture capaci di evolvere, integrarsi con nuovi standard e adattarsi alle trasformazioni tecnologiche.
Paciolo sviluppa soluzioni digitali personalizzate mettendo al centro dati, processi e sicurezza, con l’obiettivo di accompagnare le aziende nel tempo e non semplicemente consegnare un software destinato a diventare rapidamente obsoleto.
Oggi parliamo di cloud, Intelligenza Artificiale e automazione. Domani entreranno progressivamente nel linguaggio aziendale anche nuovi paradigmi di sicurezza e tecnologie quantistiche.
La vera innovazione non consiste nel rincorrere ogni novità.
Consiste nel costruire oggi sistemi abbastanza solidi da poter utilizzare anche quelle di domani.
Paciolo: software sicuri oggi, pronti per le tecnologie di domani
Il Quantum Computing può sembrare ancora distante dalla quotidianità di una PMI italiana, ma pone una questione estremamente attuale: quanto sono preparati i software aziendali ad affrontare tecnologie, rischi e standard che cambiano nel tempo?
Un gestionale, un CRM o un’applicazione aziendale non sono più semplicemente strumenti utilizzati per velocizzare il lavoro. Al loro interno transitano informazioni sui clienti, documenti, dati amministrativi, scadenze, operazioni commerciali e, in molti casi, una parte considerevole del patrimonio informativo dell’impresa. Proteggere questi dati significa quindi proteggere l’azienda stessa.
Paciolo sviluppa software gestionali, CRM, applicazioni web e mobile e soluzioni digitali personalizzate, progettando sistemi capaci di evolvere insieme alle esigenze delle imprese. L’obiettivo non è inseguire ogni nuova tecnologia, ma costruire infrastrutture digitali moderne, integrabili e aggiornabili, nelle quali sicurezza e organizzazione dei dati siano considerate fin dalle prime fasi dello sviluppo.
Il tema della crittografia post-quantistica rappresenta perfettamente questa filosofia. Nessuna PMI deve necessariamente implementare oggi soluzioni quantistiche nel proprio gestionale, ma le aziende devono iniziare a comprendere che un software destinato a essere utilizzato per molti anni deve poter evolvere insieme agli standard di sicurezza.
La trasformazione digitale, infatti, non consiste semplicemente nel sostituire carta ed Excel con un’applicazione. Significa creare un’infrastruttura sulla quale l’impresa possa continuare a costruire il proprio futuro digitale.
Ed è proprio qui che Paciolo può affiancare le aziende: dall’analisi dei processi alla realizzazione di software personalizzati, dall’automazione all’Intelligenza Artificiale, fino alla progettazione di ecosistemi digitali capaci di adattarsi alle tecnologie che arriveranno nei prossimi anni. www.paciolo.com